Diario del viaggio Passau-Vienna 2017

Passau-Vienna 2017 – Diario di un viaggio paradisiaco
(viaggio di gruppo con Zeppelin)

Può sembrare un titolo forse eccessivo, ma a parte l’aspetto
figurativo dell’espressione, l’esordio è stato letteralmente un
viaggio da Padova a Monaco in un paradiso, un paradiso non proprio
nella concezione cristiana, ma in quella popolata da 72 vergini per
ogni uomo.

Purtroppo gli scompartimenti di Trenitalia non sono in grado di
ospitare un tale numero di passeggeri, o meglio, trattandosi di un
viaggio notturno con prenotazione, eravamo solo in sei: fosse stato un
treno pendolari, si vedono dei miracoli nel numero di passeggeri
trasportati, e poi ci si lamenta pure del servizio non rendendosi
conto che sono tecniche di ottimizzazione del carico, non
sovraffollamento!

Comunque, a parte il numero, che non era quello giusto, e il fatto che
probabilmente mancava anche l’attributo della verginità, per il resto
si può dire che ho passato la notte con cinque belle e giovani
ragazze, diciamo dell’età Erasmus/Interrail. In realtà ho poi
scoperto che era una comitiva di quattro ragazze, che è scesa a
Villach, mentre la quinta non faceva parte del gruppo, e così la
seconda parte del viaggio, fino a Monaco, l’abbiamo fatta in due con
uno scompartimento tutto per noi.

Come ben si sa, il notturno da Padova a Monaco arriva a Villach verso
l’una di notte, e complice il fatto che eravamo solo in due, ci siam
messi comodi e abbiamo dormito tutto il resto della notte: devo a
questo punto fare un sincero complimento a Trenitalia! Vagoni
veramente comodi, ottime sospensioni ed insonorizzazione eccelsa – ho
dormito fino alle 7 di mattina nel silenzio e nella tranquillità di un
treno che pareva praticamente fermo, ed al risveglio avevo giusto il tempo
per sgranchirmi le gambe e prepararmi a scendere a Monaco alle 8 per
un’ottima colazione tedesca.

Nel momento in cui mi son svegliato mi son reso conto che eravamo
momentaneamente fermi, un veloce controllo per capire dove ci si
trova e per qualche motivo il cartello fuori in stazione dice
Villach, la stazione che ci eravamo lasciata alle spalle parecchie
ore prima, o forse no?

Un veloce controllo su Google Maps conferma che siamo a Villach, e
la tranquillità e silenziosità del viaggio ha assunto un altro
significato. Diciamo che ci hanno tenuti fermi per farci dormire
meglio ma si arriverà a destinazione, forse, con mezza giornata di
ritardo! Comunque vediamo i lati positivi della cosa, sono ancora in
compagnia di una bella ragazza, anche se, ora mi rendo conto, sta
viaggiando con un armadio più che con un bagaglio: uno scatolone in
plastica rigida, come dovesse trasportare chissà cosa.

Scopro che viaggia in giro per l’Europa a misurare teschi umani, e
fortunatamente lo scopro ora che è mattina: passare la notte con una
che ha questa passione forse avrebbe portato ad un sonno con qualche
incubo.

Comunque con qualche esitazione chiedo della valigia: non avevo capito
se i teschi se li portava anche in giro o se li misurava solo;
fortunatamente nel bagaglio tiene solo la strumentazione che le serve,
non i campioni da misurare, e con l’occasione vengo a sapere che
l’Italia è veramente un paese pieno di meraviglie ed attrazioni di
tutti i tipi! A Milano è disponibile una raccolta di teschi nel caso
qualcuno ne abbia bisogno. Insomma c’è chi ha gli scheletri
nell’armadio, e chi ha l’armadio in cui trasportare strumenti per la
misura degli scheletri!

Comunque alla fine riusciamo ad arrivare a destinazione, o meglio alla
tappa intermedia del viaggio, la cui destinazione finale è Passau.
Fortunatamente avevo tutto il giorno a disposizione, e per metà
pomeriggio riesco ad arrivare al famoso Hotel Dormero di Passau: alla
reception davanti a me c’è una coppia che deve fare il mio stesso
viaggio ed immagino che faccia parte del gruppo, così saluto e ricevo
in cambio uno sguardo, diciamo, molto interrogativo.

La guida di Zeppelin, comunque molto attenta e sempre presente, mi
intercetta, anche se secondo i miei programmi non avrei dovuto
incontrarla se non il giorno successivo, e così scopro che in realtà
la coppia fa il giro in solitaria con Girolibero, mentre l’incontro
con il mio gruppo avverrà come da programma l’indomani.

Ne approffitto per prendere possesso della camera, enorme, con letto
matrimoniale, televisore a parete che pare un cinema, comandi per la
cromoterapia per creare un ambiente romantico. Subito dopo però mi
vengono dei dubbi su quanto sia volto al romanticismo tale hotel: tra
gli avvisi sulla porta ricordano di portare via tutto dalla stanza
quando la si lascia, inclusi slip e preservativi usati, e nella
confezione in bagno, con le solite cose, è presente anche un
preservativo! Insomma un albergo attrezzato a 360 gradi, non solo per
far trascorrere una notte di riposo ad uno stanco cicloviaggiatore!

Comunque, dopo una notte ristoratrice e una visita a Passau in centro
città ed al castello da cui si vede un bellissimo panorama della
confluenza dei tre fiumi su cui sorge questo centro, Danubio, Ilz,
Inn, arriviamo al fatidico appuntamento di inizio viaggio. Trovo una
delle guide, M., e qualche sparuto partecipante; pare che il gruppo
non abbia intenzione di iniziare con solerzia, il che è molto positivo
perchè ad ogni arrivo tutti ripetono i propri nomi, così c’è qualche
minima possibilità per me di impararli, e per la nostra guida di
ripassare qualche decina di volte il suo discorsetto di benvenuto, che
non si sa mai, essendo solo la terza volta che fanno il tour, magari
non lo ricordano ancora bene!

Fra i primi a presentarsi c’è pure il businessman del gruppo, G.d.F
(che non significa Guardia di Finanza, ma è l’iniziale del nome e
della città di provenienza; qui ci teniamo alla privacy): contratta
subito uno sconto in quanto ha portato due amici, L. e M., e riceve
non proprio uno sconto, ma un bel sorriso dalla guida.

Penso che Zeppelin potrebbe allargare il suo business con corsi di
pubbliche relazioni in ambiente lavorativo: mai trovata una guida che
risponda a tono, più è grande la cazzata che viene chiesta, più è
ampio il sorriso! Che poi non sarebbe neanche tanto una cattiva idea,
uno sconto per viaggiatori frequenti, uno per chi porta amici, uno per
chi fa l’angolo, uno per chi fa la scopa; ne uscirebbero le gite più
pulite al mondo, tutti a scopare! E il Dormero poi, si presta anche …

Dunque si procede con le presentazioni e le prime indicazioni:
bagagli, trasporti, bici, orari, moduli vari da firmare senza
prestarci troppa attenzione. La guida passa e noi firmiamo, tanto che
alla fine si scoprirà che ne abbiamo firmati anche troppi; comunque
non è un grosso problema, come si vedrà alla sera avremo tempo durante
la cena di completare la burocrazia.

Finalmente procediamo alla prima operazione concreta, la consegna
della bici presso la vicina officina: bici quasi ottime, nel senso che
sono ottime se hanno tutti i pezzi – ma fortunatamente basta provare e
cambiare bici se non ci piace. Io sono stato tra i fortunati, mancava
solo il portaborraccia, installato al volo. A qualcuno è capitata una
sella con ammortizzatore incorporato, non proprio il massimo avere
sotto il sedere sta cosa che va su e giù, comunque anche in questo
caso è stata cambiata velocemente.

Siamo tutti dotati di un lucchetto, fondamentale per la gita: dovete
sapere che le bici sono fornite dalla locale associazione che serve il
tratto di ciclabile lungo il Danubio, migliaia di bici in strada,
migliaia di lucchetti in giro, ed essendo dotati di combinazione hanno
pensato di tenerne una unica per tutti i lucchetti, e quindi … si
trovano lungo il Danubio migliaia di bici, tutte chiuse, tutte con lo stesso
lucchetto, tutte apribili dalla medesima combinazione.
Una semplificazione logistica, senza dubbio, ed essendo in Austria la
cosa funziona: ognuno usa la combinazione per aprire la sua bici, non
quella degli altri, magari per sbaglio!

Finalmente siamo pronti per una veloce cena seguita da passeggiata
notturna per visitare Passau; sicuramente si farà in fretta, tanto un
antipastino di insalata e un piatto principale! cosa ci vorrà: 2
minuti? 20 minuti? 2 ore? Ecco, nessuno osava fare previsioni così
negative ma a volte la realtà ci sorprende, non che la cosa abbia dato
adito a lamentele particolari: il cameriere aveva un 58 di scarpa e
nessuno ha avuto il coraggio di aprir bocca, nel caso non la prendesse
troppo bene! Comunque nessun problema, Zeppelin ha compensato
offrendo da bere a tutti e la passeggiata serale è semplicemente
diventata la passeggiata mattutina prepartenza!

Una partenza in direzione Schlögen un po’ umidiccia, e che è
continuata fino ad un pomeriggio completamente a mollo nella pioggia,
comunque con periodi alternati, in modo da lasciarci far pratica nel
mettere e togliere gli impermeabili, a parte il nostro iron man S. che
se è fregato della pioggia ed ha pedalato con la sua maglietta estiva
come niente fosse!

Intanto si ha modo di far conoscenza con il gruppo: notiamo subito che
siamo marcati stretti, una guida davanti e una dietro, che non si sa
mai: il Danubio è ancora nel suo tratto iniziale, non molto largo, e
magari ce lo perdiamo di vista. Poi si inizia a fare 2 chiacchiere
con personaggi che nel bel mezzo del paesaggio Austriaco, con i boschi
da una parte, e il Danubio dall’altra, stanno li a guardare la bici:
“ma c’è la dinamo? ma dov’è il filo?” al che viene spontaneo chiedere
“ma sei un ingegnere?” senza voler offendere nessuno, ovviamente, che
anche la parte meccanica della gita è molto importante! Non che
essere ingegneri sia una sfiga di per se, certo che l’Italia per un
ingegnere nucleare non è proprio il massimo, soprattutto dopo il
referendum su tale questione!

Per il primo pranzo nei pressi di Engelhartszell, un’abbazia
cistercense fondata nel 1293, riusciamo a trovare un baracchino lungo
la strada che ha 1 tavolo coperto (non che ci abbiano dato il coperto,
nel senso ristorativo del termine, ma che si trovava sotto una
tettoia!), purtroppo già occupato da 2 tedeschi; noi ci sediamo con
un sorriso in un paio di persone, poi ne se aggiungono un altro paio,
e via così finché i tedeschi restano relegati in un angolino facendo
buon viso agli espansivi italiani.

La prima tappa termina a Schlögen, con arrivo sotto il diluvio
universale, nubi basse, immersi in una foschia di umidità: molto
pittoresco comunque, anche se non tutti propendono per una escursione
a piedi fino in cima al belvedere per gustarsi la vista dell’ansa più
famosa del Danubio, la Donauschlinge. I più furb… volevo dire i più
pigri mandano su gli altri a scattare le foto, che quando c’è lo
sfondo, poi Photoshop ti genera tutti i selfie che vuoi!

La seconda tappa verso Linz è climaticamente molto più favorevole, e
col sole si ammira molto più volentieri il paesaggio del Danubio che
continua a presentare un’ansa dopo l’altra, i boschi che ci
circondano, e si continua la conoscenza con gli altri partecipanti:
c’è una coppietta sugli ottant’anni che ci confida di esser passata a
queste gitarelle tranquille perché in quelle “serie” restavano sempre
ultimi. Io faccio finta di niente, che quasi quasi resto ultimo anche
in queste “gitarelle” qui, e comunque A., il marito, oltre ad essere
un ciclista in ottima forma, è pure un bravissimo meccanico, cosa che
non par vera alle nostre guide: gli offrono subito la più ampia
disponibilità di tutti i loro attrezzi se ha voglia di sistemare
qualche cigolio o qualche cambio non proprio ben regolato.

Nel frattempo scopriamo di avere anche una compagna francese, che
invece di pagarsi un corso di italiano, si paga una vacanza con
italiani: direi un colpo di genio – divertimento, pratica di lingua
full immersion per una settimana, basta solo adattarsi agli italiani e
alle loro battute, soprattutto a quelle dei maschi!

Perché si sa, il maschio italiano se ne intende, soprattutto di lavori
manuali, e in una pausa pranzo presso i laghetti di Badesee invece di
prendere il sole o fare il bagno come ci si aspetta, trovando un
ombrellone chiuso e incustodito, provvede ad aprirlo, se ci riesce, e
se non ci riesce arriva il compare, e se il casino aumenta arriva
tutta la squadra, che dopo averlo mezzo aperto, non riesce né a completare
l’apertura, né a chiuderlo e semplicemente lo lascia li, con la massima
gioia delle nostre guide che in quel bar ci devono tornare dopo una
settimana.

Ma che ci vuoi fare, in fondo un ombrellone mezzo alzato lo si può
definire un barzotto, e qui la nostra amica francese va in crisi
perché, ci fa notare, tale termine non compare nel suo dizionario!
fortunatamente M. ha il colpo di genio, e con una traduzione in
francese, che è elegante per definizione, spiega che l’ombrellone
mezzo alzato ricorda “à demi érection”.
Vale la pena di studiare il francese anche solo per poter sparare
cazzate in maniera elegante!

L’arrivo di tappa è a Linz, città famosa per la Linzertorte: in
effetti anche per altre cose, del tipo ci è vissuto Mozart e Keplero,
ma come ogni viaggiatore ben sa, non si può mai vedere tutto e bisogna
mettere delle priorità; soprattutto considerato che una volta arrivati
in albergo c’è stata la corsa alle pasticcerie: noi siamo stati un po’
più lenti degli altri e siamo arrivati quando era rimasta una fetta di
Linzertorte, ed eravamo in quattro! Fortunatamente R. in maniera
molto altruistica ha pensato di andare a comprare una intera torta da
offrire al gruppo. Ma certo R. aveva un grosso vantaggio: una
guida Touring (si, quelle di carta, che non hanno la batteria che ti
lascia a piedi sul più bello) e uno studio della medesima volto ad
ottimizzare il percorso di visita di ogni cittadina in cui ci
fermavamo, senza perdere alcuna perticolarità del luogo. Insomma,
scesi dalla bici, le guide ufficiali passavano con tutta tranquillità
lo scettro a R.!

La tappa successiva, la Linz a Grein, include anche l’elemento
cultural-sportivo a seconda dell’approccio, ovvero la visita al campo
di concentramento di Mauthausen, collocato sulla cima di un colle, per
cui i più coraggiosi affrontano la salita in bici, gli altri, non dico
i più pigri, ma quelli che ritengono corretto rispettare il programma
del viaggio e fare uso del pulmino previsto e prenotato per la salita,
hanno modo di fare un pranzo veloce, in modo da lasciare un congruo
vantaggio a chi sale con la propria forza muscolare, e poi arrivare
con calma e comodità. Una visita sempre interessante, con una guida
molto brava, utile a non dimenticare il nostro passato.

Il viaggio continua, sempre con un bel sole che, primo giorno a parte,
non ci ha mai abbandonato: c’è qualche piccolo infortunio, tipo crampi
che colpiscono il nostro M., ma la preparazione delle guide Zeppelin è
sempre ineccepibile: N. Si prodiga in un massaggio che fa nascere
subito un gran sorriso in M., uno sguardo sospetto nella moglie, e un
improvviso sorgere di crampi diffusi in tutti i partecipanti maschi,
ma purtroppo l’idea l’ha avuta M. e solo lui riceve il trattamento di
favore!

Al finale di questa tappa siamo alloggiati in un castello a Grein, in
cima ad un monte, e ancora una volta le nostre guide ci hanno
predisposto un servizio navetta per la salita. Temo avessero paura
che in caso contrario saremmo arrivati a notte inoltrata alla nostra
destinazione, anche perché è noto che gli orari di cena dei paesi
nordici, e a quanto pare l’Austria si può già definire nordico, sono
“leggermente” anticipati: gli italiani neanche inizierebbero a pensare
all’aperitivo, che per gli austriaci è già tardi per la cena!

Comunque siamo un popolo adattabile, soprattutto se si tratta di
mangiare, e quindi ci adattiamo, mangiamo, ammiriamo il panorama e
si fanno due chiacchiere. Vengono sollevate questioni filosofiche
dalla parte femminile del gruppo, tese a capire se le capacità
culinarie di una donna vanno a pari passo con le sue capacità
amatorie, ma come tutte le questioni filosofiche si va avanti a
considerazioni ed analisi di comportamenti, prodotti e prodottini
senza concludere niente: chiaramente la soluzione sta nel metodo
scientifico sperimentale!
Comunque ci si lascia con un appuntamento per la mattina con lezione
di ginnastica, sempre organizzata dalle nostre fantastiche guide!

Come fantastica è la partenza: 7/8 chilometri in discesa, un puro
divertimento, finchè ci si porta al Danubio e lo si continua a seguire
in direzione di Melk. Come detto, essendoci due guide, è impossibile
che qualcuno si perda, a parte chi va avanti senza sapere la strada!
Per fortuna M. Prende in mano la situazione ed insegue i corridori in
fuga anche se deve tornare indietro sconsolata: sbuffa un po’,
insomma, pare la caldaia di una locomotiva a vapore … certo che è
strano: è una ciclista molto allenata, non dovrebbe fumare per un
piccolo sprint in bici … ma forse non è lo sprint … è solo un po’
incazzata! Ma la soluzione è più semplice di quanto possa sembrare:
ci si ferma in un bar, si ordina una birra, e dopo 2 minuti in effetti
compaiono A. e G. chiedendo se abbiamo ordinato anche per loro! Si sa
la guida ha la sua autorità indiscussa, ma la birra e’ la birra!

La serata arriviamo a Melk, alloggiati in centro, e così si può
approfittare per una passeggiata serale, e per un gelatino: un Banana
split che in realtà si rivela essere una dose per 4 persone almeno,
ma G. Non si fa prendere dal panico e con calma affronta il problema
una pallina alla volta, sia mai che un italiano avanzi del gelato!

Il giorno successivo, dopo la visita all’abbazia di Melk la cui
biblioteca ha ispirato le descrizioni di Umberto Eco nel Nome della
Rona, partiamo diretti a Krems: c’e’ qualche defezione e un gruppo
parte in treno con la scusa che c’è una leggera pioggerella, insomma
non proprio leggera, ma l’ottimismo non si può mai negare a nessuno, e
gi ottimisti procedono pedalando indomiti verso Durnstein, dove c’è
modo di fare una pausa pranzo e aspettare gli altri che, pentitesi di
aver preso il treno, hanno deciso di venirci incontro in bici. A
questo punto però i mariti, ormai illusi di poter stare mezza giornata
senza le rispettive mogli, supplicano la guida di scegliere un
percorso alternativo, in modo da arrivare a Krems senza incrociare gli
altri!

E così si arriva in due gruppi e in due momenti separati a Krems,
ultima fermata prima di Vienna: non che Vienna sia lontana da Krems,
anzi, ripartendo alla mattina, i cartelli della capitale si iniziano a
vedere quasi subito, e si continuano a vedere per chilometri: non è
proprio piccola questa Vienna! Comunque siamo alla conclusione del
nostro viaggio, ancora una bella cena, e poi i saluti,

e grazie a tutti della bella vacanza,
alle nostre bravissime guide,
a chi ha tirato le volate del gruppo,
e collaudato i bar per farci sapere se la birra era buona,
agli occhi vigili che eliminavano ogni minimo cigolio dalle bici,
a chi controllava in coda che ci fossero tutti,
a chi si inventava la mimica migliore per farci svoltare al punto giusto,
a chi ha tenuto allegro il gruppo,
a chi è un esperto “social man” nella gestione del web,
a chi ci ha preparato lo spazio per condividere le foto,
come ogni bel viaggio, per una buona riuscita serve un bel gruppo!

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